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KILL KALASNICOV
I Kill Kalasnicov hanno iniziato a suonare praticamente assieme all’età di 17 anni, quando ancora il cervello era un ammasso di merda e gli ormoni cominciavano a pulsare. Hanno cambiato il nome molteplici volte, ma con quello definitivo “Kill Kalasnicov” decidono di fare sul serio. Nell’estate 2007 registrano il loro primo e ultimo disco in analogico al “RED HOUSE RECORDINGS” di Senigallia (AN), mentre il master viene fatto al “CHICAGO MASTER SERVICE” da Bob Weston a Chicago (USA). Il cantato del disco non vuole esprimere praticamente nulla, in quanto la visione del gruppo è di utilizzare il cantato come uno strumento, e poco importa se non c’è alcun significato. Arrapatevi ascoltando i Kill Kalasnicov!!
BHAVA
Bhava. Animale da
guerra che mette i nervi scoperti, il fremito e l'irruenza dei vent'anni a
servizio di una lucidità e una chiarezza di idee disarmanti per tale età. Merce
rara oggi. Un toro che ti disarciona con movimenti bruschi e convulsi solo
apparentemente casuali, ma che in realtà celano conoscenze scientifiche di
inerzie e baricentri, forze centrifughe e principi di azione e reazione. "Double
Jump Carpiato" è un rodeo che si esaurisce in un lampo. Zero convenevoli. Zero
strette di mano. È uno scontro: loro vincono fieri, tu nella sabbia piangendo
con le ossa rotte. Un noise-core furioso e al contempo matematico, che si
crogiola in un post punk iper frastagliato e tra frattaglie di funk deviato,
urlando come bestia in gabbia isterismi japanoise: basso e batteria che ti
gonfiano di cazzotti, la chitarra epilettica che ti fa a fette anche senza
distorsione, la voce stridula in overdose di sarcasmo malato che ti sputa
addosso litri di acido solforico. Scatti nevrotici, cambi di direzione, spigoli
vivi e angoli di novanta gradi. (Bloody Sound Fucktory)
X-MARY
Questo è il quarto disco degli X-Mary. Si intitola “Tutto Bano”. È fatto di canzoni senza testi e ritornelli senza strofe. Vinilone 12" con CD incluso per sentirlo anche fuori dal vostro salotto.
LEBOWSKI
Scanzonati, demenziali e un po’ cazzoni, i LEBOWSKI rileggono il post-punk in chiave pop, elaborando, con spirito goliardico e studiata superficialità, una sorta di college-rock da party. Le storie di “The Best Love Songs Of The Love For The Songs And The Best”, proprio come quella di Drugo, il protagonista del celebre film dei fratelli Coen, hanno come filo conduttore avventure assurde e tragicomiche di sgangherati anti-eroi dai soprannomi improbabili. Provenienti dall’entroterra della provincia anconetana, più precisamente dall’asse Jesi-Chiaravalle, Simone Re, Marco Mancini, Riccardo Latini e Riccardo Franconi (già chitarra dei BUTCHER MIND COLLAPSE, Valvolare/BloodySound 2008), optano per un intelligente cantato in italiano, avvalendosi di forti dosi di nonsense e ironia noir e amalgamandoli in un sound che fa propria la lezione robot-dance di scuola DEVO/B52s, così come tinte più sognanti che sembrano provenire dai dintorni dei BLONDE REDHEAD, fino ai toni ossessivi e meccanici di certi groove da incubo noise. La scrittura fluida e l’arrangiamento pop si arricchiscono di una gran quantità di espedienti bislacchi che rendono sempre brillanti le soluzioni compositive. A sostenere e sottolineare il pathos narrativo dei brani subentrano di volta in volta falsetti stranìti, coretti beatlesiani, eco barrettiane, kazoo impazziti, stratificazioni di lingue (ora il francese, ora l’inglese), iniezioni di elettronica non invasiva e tutto un campionario di trucchetti da cabaret musicale in salsa indie. Il tutto valorizzato dall’ottima produzione di Giulio “Ragno” Favero.
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